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UNA PRODUZIONE MANIACI D'AMORE  / KRONOTEATRO

 

Drammaturgia Francesco d’Amore e Luciana Maniaci

con Tommaso Bianco, Francesco d’Amore,  Luciana Maniaci e Maurizio Sguotti

Regia di Maniaci d'Amore e Kronoteatro

Scene e costumi Francesca Marsella

Luci Alex Nesti

 

LA FABBRICA DEGLI STRONZI                        (con Kronoteatro)
 

L’incontro sorprendente tra le compagnie Maniaci d’Amore e Kronoteatro, diverse ma accomunate da uno sguardo impietoso sul reale, ci porta in un mondo isterico, meschino, fatto esclusivamente di vittime. 

 

Siamo attorno alla salma di una donna. I tre figli devono lavarla, truccarla e vestirla prima del funerale. Mentre la preparano ripercorrono piccoli episodi significativi della vita famigliare. Si tratta di eventi neutri ma sempre vissuti come terribili abusi, alibi perfetti per continuare una vita senza responsabilità. Per questi personaggi la colpa di ogni loro sofferenza, frustrazione e sventura è sempre attribuita a qualcun altro: la crudeltà dell’altro sesso, la ferocia dei bulli, il duro mondo del lavoro. Ma soprattutto, lei: la madre. 

A partire da alcune letture fondamentali, tra cui "Critica della vittima" di Daniele Giglioli e “La società senza dolore" di Byung-chul Han, lo spettacolo esplora, con livido umorismo e qualche baluginio di tenerezza, il paradigma vittimario così radicato oggi nella psicanalisi, nei media, nella famiglia, nel nostro modo di abitare il mondo.

 

Lo stile sospeso, surreale, dei Maniaci d'Amore si sposa così, con quello abrasivo, amaro, di Kronoteatro, in un lavoro originale che esplora il gusto tutto contemporaneo di riconoscersi non in chi agisce ma in chi subisce, la gara tra chi sente di bruciare di più nell’inferno che sono gli altri.

 

 

KRONOTEATRO nasce ad Albenga nel 2004.
Da allora ha prodotto 20 spettacoli che sono stati ospitati nei più importanti festival e stagioni teatrali nazionali.
Nel 2018 presenta una propria personale alla 46° Biennale Teatro di Venezia.
É impresa di produzione riconosciuta dal MiC dal 2015. Sul territorio di Albenga organizza e dirige da quindici anni la Kronostagione da tredici il festival multidisciplinare Terreni Creativi, oltre che numerosi laboratori e percorsi di formazione.

 

 

 

 

 

L’unione fa la forza, viene da dire. La Fabbrica degli Stronzi raccoglie applausi e risate in questi giorni all’Elfo Puccini di Milano. C’è il gusto per il paradosso dei dei Maniaci d'Amore , il grottesco di Kronoteatro,  gli attori sono bravi a mantenere ritmo, non sense e insieme verosimiglianza e sono Tommaso Bianco, Francesco d’Amore, Luciana Maniaci, i tre fratelli e Maurizio Sguotti l’ineffabile madre.

                                                   Anna Bandettini, Repubblica

 

Lo spettacolo, molto divertente ma non privo di tinte livide, funziona non soltanto perché il lato grottesco è sempre contrappuntato da una sfumatura amara, ma anche perché questa spinta agrodolce è il frutto di un incontro artistico riuscito.

Non era scontato che due compagnie, entrambe con una cifra espressiva molto netta e una pratica di scrittura consolidata che ne delinea l’identità artistica, fossero in grado di trovare un punto di incontro dove parlare una lingua comune. Così è stato, e “La fabbrica degli stronzi” è forse persino un passo avanti interessante nel percorso delle due compagnie, entrambe impegnate sul fronte del grottesco, perché nel confronto con l’altra formazione i quattro artisti hanno saputo far uscire una vena leggermente malinconica, un contrappunto amaro che accende di toni poetici la loro critica del presente, ancora una volta livida ma questa volta più attenta ai contorni emotivi dell’infelicità.

                                                     Graziano Graziani, MinimaetMoralia

Siamo di fronte a una commedia nera, dell'orrore sui luoghi famigliari, che ha la sua piena riuscita nel tenere alta la tensione ironica e, a un tempo, la profondità amara dell'introspezione. I Maniaci d'Amore e Kronoteatro si sono incontrati e riconosciuti all'incrocio tra sarcasmo e tenerezza, costruendo un lavoro originale in cui maneggiano con attenzione, cura e umanità il registro del grottesco, senza cadere mai nel patetico o, peggio, nel ridicolo. I funerali si fanno insieme, i vivi e i morti. Ognuno deve fare la sua parte. Qui non è così e allora ridiamo, ma c'è ben poco da stare allegri. La fabbrica degli stronzi ce l'abbiamo in casa.

                                                      Matteo Brighenti, Hystrio

 


Caustico e tragicomico lavoro di Maniaci d’Amore e Kronoteatro che mettono a nudo frustrazioni ed idiosincrasie in un vortice di humour piacevolmente irriverente. (…) Persino di fronte alla morte della propria genitrice, i fratelli trovano spazio per il battibecco in una sottile lotta per la coppa di dannato caduto più in basso (...) Un quadro surreale e di strisciante esasperazione che gli attori hanno sostenuto con ritmo, scatenando ripetutamente un’ilarità a tratti fuori luogo per l’amarezza di fondo che ripercorre l’intera messa in scena (…) In chiusura capiamo di aver assistito al cazzotto che le due compagnie hanno voluto assestare al mondo benpensante che vede sempre e comunque la famiglia come luogo sicuro …"

                                                    Martina Corsi e Leonardo Favilli, Gufetto Press

 


“Siede la terra" dei Maniaci d'Amore... sarebbe stato senza dubbio la drammaturgia più brillante dell’intero festival se non avesse dovuto dividersi il podio con un altro spettacolo – ma forse addolcirà questa consapevolezza il sapere che il concorrente è "La Fabbrica degli Stronzi", anche questo nato dalla collaborazione tra Maniaci d'Amore e Kronoteatro. I due lavori sono impeccabili.

                                                    Giuseppe Di Lorenzo, Altre Velocità

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